accordi di ristrutturazione dei debiti

Accordi di ristrutturazione dei debiti

Accordi di ristrutturazione dei debiti

L’accordo di ristrutturazione dei debiti è uno strumento flessibile che consente all’imprenditore di trovare una soluzione concordata con i propri creditori per affrontare una situazione di debito. Tuttavia, è importante che l’accordo sia realistico e sostenibile, in modo da garantire il successo del risanamento dell’impresa. Vediamo come funziona.

Come funziona l’accordo di ristrutturazione dei debiti

L’accordo di ristrutturazione dei debiti è uno strumento di risoluzione delle crisi aziendali che consente all’imprenditore in stato di insolvenza di proporre ai propri creditori un piano di risanamento che prevede una riorganizzazione della propria attività e una modifica dei termini di pagamento dei propri debiti.

L’accordo di ristrutturazione dei debiti può prevedere una serie di misure volte a ridurre l’esposizione debitoria dell’impresa, come la dilazione dei termini di pagamento o la conversione del debito in capitale sociale. La scelta delle misure da inserire nell’accordo deve essere effettuata caso per caso, tenendo conto della situazione specifica dell’impresa e delle esigenze dei creditori.

L’accordo di ristrutturazione dei debiti consente all’impresa di:

  • evitare la liquidazione;
  • mantenere la propria attività e i propri dipendenti;
  • recuperare la propria competitività.

Le fasi degli accordi di ristrutturazione dei debiti

Il procedimento per la stipula di un accordo di ristrutturazione dei debiti è composto da quattro fasi.

1. Preparazione del piano di risanamento, che includa:

  • una valutazione della situazione economica e finanziaria dell’impresa;
  • un programma di ristrutturazione dei debiti;
  • un piano industriale che illustri le prospettive di rilancio dell’impresa.

Il piano di risanamento deve essere depositato presso il tribunale competente, che assegna all’imprenditore un termine di 30 giorni per depositare la lista dei creditori e per convocarli a una riunione.

2. Convocazione dei creditori

L’imprenditore deve convocare i creditori ad una riunione per votare sull’approvazione del piano di risanamento. In sede di riunione, i creditori votano sull’approvazione del piano di risanamento.

3. Voto dei creditori

I creditori votano sull’approvazione del piano di risanamento a maggioranza. Per essere approvato, il piano di risanamento deve essere votato da almeno il 60% dei creditori che rappresentano almeno il 60% dei crediti chirografari.

4. Omologazione del tribunale

Se l’accordo di ristrutturazione dei debiti è approvato, il tribunale lo omologa, rendendolo vincolante per tutti i creditori, anche quelli che non hanno aderito.

Le tipologie di accordo ristrutturazione dei debiti

Il codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (CCI) ha introdotto tre diverse tipologie di accordo di ristrutturazione dei debiti:

  1. Accordo standard o ordinario (art. 57 CCI), è il tipo di accordo più comune
  2. Accordo agevolato (art. 60 CCI), che può essere stipulato anche con un numero minore di creditori
  3. Accordo ad efficacia estesa (art. 61 CCI), è un tipo di accordo che può essere stipulato anche con un numero minore di creditori, ma solo se questi rappresentano almeno il 75% dei crediti omogenei appartenenti alla stessa categoria.

Le differenze tra le tre tipologie di accordo di ristrutturazione dei debiti riguardano principalmente le percentuali di creditori e di crediti necessari per l’approvazione dell’accordo.

L’accordo standard di ristrutturazione del debito

L’accordo standard di ristrutturazione dei debiti è il tipo di accordo più comune. Per essere approvato, deve essere sottoscritto da almeno il 60% dei creditori che rappresentano almeno il 60% dei crediti chirografari.

L’accordo standard può prevedere una serie di misure volte a ridurre l’esposizione debitoria dell’impresa, come:

  • la dilazione dei termini di pagamento in un periodo di tempo più lungo di quello originariamente previsto;
  • la riduzione del capitale del debito, ovvero la somma complessiva che deve essere pagata;
  • la conversione del debito in capitale sociale, ovvero di trasformare il debito in una partecipazione nella società;
  • l’escussione delle garanzie reali che sono state concesse per il pagamento del debito.

L’accordo agevolato di ristrutturazione del debito

L’accordo agevolato di ristrutturazione dei debiti è una tipologia di accordo che può essere stipulato anche con un numero minore di creditori. Per essere approvato, deve essere sottoscritto da almeno il 30% dei creditori che rappresentano almeno il 30% dei crediti chirografari. Questo tipo di accordo può essere stipulato solo da imprese che si trovano in stato di crisi e che non sono in stato di insolvenza.

Le condizioni più favorevoli per la stipula dell’accordo agevolato sono state introdotte dal legislatore per incentivare gli imprenditori a ricorrere a questo strumento di risoluzione delle crisi aziendali.

L’accordo agevolato può prevedere le stesse misure dell’accordo standard, ma con alcune limitazioni. Ad esempio, la dilazione dei termini di pagamento non può essere superiore a 10 anni, la riduzione del capitale del debito non può superare il 50% e la conversione del debito in capitale sociale non può superare il 25%.

L’accordo di ristrutturazione del debito a efficacia estesa

L’accordo di ristrutturazione dei debiti a efficacia estesa è una tipologia di accordo che può essere stipulato anche con un numero minore di creditori, ma solo se questi rappresentano almeno il 75% dei crediti omogenei appartenenti alla stessa categoria. Questo tipo di accordo può essere stipulato solo da imprese che si trovano in stato di crisi e che non sono in stato di insolvenza.

L’accordo di ristrutturazione dei debiti a efficacia estesa può prevedere le stesse misure dell’accordo standard, ma con le stesse limitazioni dell’accordo agevolato.

Inoltre, l’accordo di ristrutturazione dei debiti a efficacia estesa può prevedere misure che non sono previste dall’accordo standard, come:

  • l’esenzione dei creditori dai tassi di mora e dai costi di recupero del credito;
  • la postergazione dei crediti di rango subordinato;
  • la conversione del debito in capitale sociale anche per i creditori chirografari.